Anagni, l’antica Anagnia, adagiata su una collina dominante la Valle del Sacco, racchiude una storia lunga millenni. Risalgono, infatti, a 700.000 anni fa le prime tracce di insediamenti umani. A partire dal VI-V secolo a.C. la città fu capitale della Confederazione degli Ernici. Quest’ultima, che contava tra le maggiori città Alatri, Ferentino, Fumone, Anagni e Veroli, fu creata con il fine di contrastare le popolazioni vicine, spesso in lotta tra loro. Era proprio ad Anagni, capitale e centro politico-religioso della Confederazione, che si riunivano i rappresentanti delle altre città, si tenevano le pubbliche assemblee, si svolgevano le cerimonie sacre ed erano custoditi i libri sacri e le leggi erniche. Nel 306 a.C. la città di Anagni, insieme alle altre, cadde sotto il dominio dei Romani che le diedero lo status di civitas sine suffragio (condizione che garantiva tutti i diritti della cittadinanza, tranne quello del voto nelle assemblee popolari). In seguito, non si sa con precisone quando, forse nel corso del II secolo a.C., la città ottenne il diritto di voto. Tra la fine dell’età repubblicana e l’inizio di quella imperiale, Anagni divenne municipium e tale rimase per tutto il periodo imperiale, diventando meta di villeggiatura per l’elité romana. Nel XII secolo Anagni divenne comune e subì lotte continue tra fazioni politiche opposte, finché, nel XIII secolo, cadde sotto il dominio della famiglia Caetani. In questo periodo la città visse una fase di straordinario splendore, arrivando a contare circa 50.000 abitanti, dando alla Chiesa ben quattro papi, Innocenzo III, Alessandro IV, Gregorio IX e Bonifacio VIII, e divenendo residenza pontificia, tanto da meritare l’appellativo, che ancora oggi la rende famosa, di “Città dei Papi”. Uno tra i maggiori eventi da citare in questo periodo è il celebre “schiaffo di Anagni”, che ricorda l’aggressione da parte dei Francesi di Filippo IV, detto il Bello, e dei baroni romani e campani ai danni di Bonifacio VIII (Benedetto Caetani). Si trattò in realtà non di uno schiaffo materialmente dato, quanto piuttosto di un oltraggio morale. Tale vicenda fu uno degli atti conclusivi del grave dissidio che era sorto da anni tra il Papa ed il re di Francia, per definire l’eventuale supremazia del potere spirituale su quello temporale, come auspicato dal Papa stesso. Nel 1303 Guglielmo di Nogaret, membro del Consiglio di Stato di Francia, si trovava in Italia in missione diplomatica per conto di Filippo IV. L’esatto incarico di Nogaret non è noto. Avuta notizia il 2 settembre 1303 che ad Anagni sarebbe dovuta essere pubblicata la bolla papale Super Petri solio, con la quale Bonifacio VIII scomunicava Filippo IV, Nogaret si diresse verso la città, unendosi alle forze di Giacomo Colonna, detto “Sciarra”. Nella notte tra il 6 ed il 7 Settembre 1303, a capo del loro esercito, Nogaret e Sciarra si introdussero ad Anagni, probabilmente grazie ad un tradimento, passando senza combattere attraverso una delle porte della città, e la occuparono, assaltando il palazzo Papale, oggi noto col nome di “Palazzo di Bonifacio VIII”. Il pontefice fu rinchiuso nel palazzo di famiglia e sottoposto a varie angherie e privazioni. Sembra, a questo punto, che Guglielmo di Nogaret e Colonna cercassero di costringere il papa, oltreché a ritirare la bolla, anche ad abdicare oppure a seguirli a Parigi; i due avrebbero però avuto dubbi ed esitazioni. Dopo due giorni di prigionia, Bonifacio VIII fu liberato dagli anagnini, che presero le difese del pontefice loro concittadino, ribellandosi ai congiurati. Dopo tale evento Papa ringraziò gli anagnini e rientrò rapidamente a Roma. L’oltraggio riempì di sdegno anche molti avversari politici di Papa Bonifacio VIII, come Dante Alighieri, che, nella Divina Commedia, ricordò l’offesa (Purgatorio, Canto XX, vv. 85-90):

Perché men paia il mal futuro e ‘l fatto,
veggio in Alagna intrar lo fiordaliso,
e nel vicario suo Cristo esser catto.
Veggiolo un’altra volta esser deriso;
veggio rinovellar l’aceto e ‘l fiele,
e tra vivi ladroni esser anciso.

Dopo il trasferimento della sede papale da Anagni ad Avignone, si concludono i tempi gloriosi per la città. Essa venne fortificata con il compito di difendere i territori a Sud di Roma. Nel 1556 la città subì il “sacco” ad opera del Duca d’alba che la fece bombardare dall’artiglieria, la occupò e per dieci mesi non fece che saccheggiarla e distruggerne i principali edifici. Otto anni dopo Pio IV ne fece restaurare le mura compromesse, ma per far posto ai nuovi bastioni altri edifici vennero abbattuti. Nel 1572, il cardinale Benedetto Lomellino scelse come sua residenza il palazzo comunale anagnino. Tra il 1600 e il 1700 vennero edificati nuovi palazzi nobiliari dislocati lungo il corso, e ristrutturate o ricostruite le chiese medievali secondo canoni barocchi. Nel XIX secolo furono realizzate due grandiose strutture, il collegio “Regina Margherita” (1890), sorto con beneplacito e donazione della sovrana, ad uso delle piccole orfane dei maestri elementari, e il magnifico “Leoniano” (1897), voluto da Papa Leone XIII, che risalta quale insigne centro di studi per la formazione dei futuri sacerdoti. Nel 1930 venne istituito lo splendido convitto “Principe di Piemonte”, aperto ai figli maschi dei dipendenti degli enti locali. Durante la seconda guerra mondiale il Lazio meridionale fu teatro di scontri sanguinosissimi tra le forze tedesche e quelle americane che risalivano la penisola per liberarla dalle forze nazifasciste. La domenica mattina del 19 Marzo 1944, verso le ore 11:30, gli aerei alleati iniziarono a bombardare Anagni, causando la distruzione di numerosi edifici ed abitazioni nel centro storico e circa 130 morti, e cambiando aspetto ad alcune parti della città, tra le quali Piazza Innocenzo III.

Luoghi da visitare

I luoghi da visitare ad Anagni sono numerosi e testimoniano la lungo storia della città. Si può iniziare citando la CATTEDRALE, romanica prima, e gotica nelle sopraelevazioni, risalente al 1074. L’interno, a tre navate, ha un pavimento a mosaico di Maestro Cosma. Il presbiterio conserva opere decorative dei Vassalletto: il ciborio, il cero pasquale in forma di colonna tortile a tarsie marmoree; la cattedra episcopale, con braccioli e schienale a tarsie e protomi leonine. La cripta, a tre navate e tre absidi, ha un pavimento a mosaico di Cosma e dei figli Luca e Jacopo (1231). Gli affreschi delle pareti costituiscono uno dei cicli pittorici più interessanti del Duecento italiano, tanto da aver fatto parlare di una “Sistina” medievale. PALAZZO BONIFACCIO VIII, databile agli inizi del Duecento, voluto da Gregorio IX e passato in seguito alla famiglia Caetani, sede del famoso “Schiaffo”. Il PALAZZO COMUNALE, con l’imponente SALA DELLA RAGIONE, una tra le più belle d’Italia, si innalza sopra un vasto portico, originale per ideazione, per struttura costruttiva e per funzionalità. Camminando per le vie della città si incontrano piccoli e grandi monumenti. Le MURA romane e medievali, con innesti di bastionature cinquecentesche e grandiose PORTE di accesso. Strutture romane come i cosiddetti “ARCAZZI” e le SOSTRUZIONI SILLANE. Elementi del periodo medievale che si possono riscontrare nelle bifore di numerosi palazzi del centro storico, nelle CHIESE e nella casa che ha mantenuto esteticamente il suo assetto medievale, nota con il nome di CASA BARNEKOW. Ci sono le numerose piazze che si incontrano nel centro della città, tra le quali si ricorda PIAZZA CAVOUR con il MONUMENTO AI CADUTI ed il sottostante PARCO DELLA RIMEMBRANZA, che ha origini recenti, ed offre un meraviglioso affaccio verso la Valle del Sacco.

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